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Recensione: Spezzate di J.E.S. Doyle

  Scheda libro: Casa editrice: Tlon edizioni Collana: Numeri primi Anno di pubblicare: 2022 Genere: Saggistica/Femminismo Target: All Formato: Brossura, 297 pagine Codice ISBN: 978-88-31498-65-4 Prezzo: 19,00 € Risvolto di copertina: Donne che sbagliano. Donne che crollano. Donne che, con la loro condotta, osano sfidare i limiti imposti da una cultura patriarcale. Donne spezzate dal morboso piacere di vederle fallire. È di queste donne che Jude Ellison Sady Doyle parla nel suo nuovo libro, Spezzate. Perché ci piace quando le donne sbagliano, esplorando il meccanismo perverso che stritola e soffoca le donne di ogni epoca. Da Charlotte Brontë a Miley Cirus, da Britney Spears a Hillary Clinton, Doyle ricostruisce l’ascesa e la caduta di queste donne esplorando il fenomeno sociale della trainwreck: il deragliamento dai binari del proprio ruolo che porta a perdere tutto ciò che si era ottenuto. Come già ne Il mostruoso femminile, questo saggio crudo e graffiante è anche un invito r...

Recensione: Sommersione di Sandro Frizziero



Scheda libro:


Casa editrice: Fazi editore
Collana: Le strade 
Anno di pubblicazione: 2020
Genere: Narrativa psicologica
Target: +18
Formato: Brossura, 190 pagine
Codice ISBN: 9788893257350
Prezzo: €16,00

Trama:


«In fondo all’Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d’oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell’amore malinteso.
Conosco l’Isola a cui si è ispirato l’autore, perciò posso apprezzare quanto l’abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, ma solo perché «sono i lumini di un cimitero lontano».
Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione».
Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia».

Recensione: 


Il protagonista di "Sommersione" è un pescatore ottantenne che conduce un’esistenza moralmente misera su un’isola, descritta come sottospecie di gabbia, ove la noia e la mancanza di affetti ne rappresentano le costanti esistenziali. Una prigione dalla quale i condannati e le condannate, seppur soffrano, non intendono fuggire. Non si conoscono le sue generalità, l'unica cosa che il lettore e la lettrice carpiscono è che sia vedevo e che la sua unica figlia abbia lasciato l'isola da tempo immemore. 
Esiste una fierezza nell’emarginazione e una gioia nell’esclusione

È un uomo cattivo dentro che non nutre alcun sentimento affettivo e non risparmia proprio nessuno dalle sue invettive e critiche negative. Ci descrive così un'isola decadente, abitata da personaggi grotteschi, tanto quanto lo sia lui stesso. 

Accendi la luce. Due scarafaggi scappano atterriti, mentre ti alzi a fatica, rabbrividendo per il freddo. Non c’è limite al dolore e all’ingiustizia. E nessuno può far valere il suo serbatoio di sofferenza alla fine della vita. Sperequazione e ingiustizia, questo vuol dire vivere. E allora pensi di dover agire, di dover porre un rimedio. Perché il male, il male vero è fatto di discorsi vuoti, di parole di circostanza, di mezzi sorrisi di compassione, di mani giunte in inutili preghiere, di pacche sulle spalle, di false speranze. Non c’entra nulla il demonio col male vero; ce lo costruiamo da noi l’Inferno.

Il protagonista non è l'unico a condurre un'esistenza così desolante, purtroppo è una condizione che riguarda un po' tutti gli anziani radicati a quel lembo triste di terra. La vita di quest'ultimi procede nel tedio più assoluto: tra palpate alla cameriera della Taverna, discorsi vuoti e immobili lancette dell'orologio. 

Prima della pensione, dunque, questi uomini arrivavano al bar stanchi dal lavoro per riposare le membra e il cervello. Pensavano, questi stolti, che fosse il vino ad anestetizzare le loro preoccupazioni, che fosse l’ubriacatura l’unica cosa che li faceva andare avanti. Si sbagliavano. Era il lavoro ad anestetizzarli, a mandarli avanti, a farli sopravvivere.

Il romanzo è scritto interamente in seconda persona, come se l'io narrante della vicenda non fosse altro che la coscienza del vecchio pescatore, che, anziché fare i conti con il proprio passato e le proprie azioni, è come se ne desse un ulteriore ed estrema conferma e giustificazione. Nel protagonista non c'e alcuna volontà né di pentimento né di redenzione, no. Solo odio su odio che non risparmia proprio nessuno, neppure se stesso. Così, dopo aver compiuto un simil viaggio nel suo torbido animo, si arriva rapidamente alle pagine finali del libro, nelle quali il pescatore, seppur sia un condannato alla vita, ha il privilegio di scegliere la propria fine: degna di un pescatore e di un'isola dalle condizioni al quanto precarie, che rischia la sommersione a causa dell'innalzamento delle acque. 

L’Isola intera è destinata a essere sommersa senza troppe cerimonie, come una vecchia stanca che muore senza disturbare figli e nipoti.

Il linguaggio del libro, in piena coerenza con la storia, è crudo, diretto e scurrile. Infatti non ne consiglio la lettura a chi sia particolarmente sensibile alle bestemmie: non è un libro per voi, poiché vi ricorrono frequentemente. 

Ho finito di leggerlo qualche giorno fa e ancora devo capire se mi sia piaciuto o meno. Nel senso che la storia ha un suo senso, ma trasuda talmente odio e cattiveria che ne sono uscita emotivamente a terra. Sicuramente ho ancora bisogno di metabolizzarlo un altro po'. 

Marianna Visconti 


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