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Recensione: Il Colibrì di Sandro Veronesi
Scheda libro
Casa editrice: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Genere: Narrativa
Targhet: All
Formato: Brossura, 366 pagine
Codice ISBN: 9788834600474
Prezzo: 20. 00 €
Trama:
Marco Carrera è il colibrì. La sua è una vita di continue sospensioni ma anche di coincidenze fatali, di perdite atroci e amori assoluti. Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d'arresto della caduta - perché sopravvivere non significhi vivere di meno. Intorno a lui, Veronesi costruisce un mondo intero, in un tempo liquido che si estende dai primi anni settanta fino a un cupo futuro prossimo, quando all'improvviso splenderà il frutto della resilienza di Marco Carrera: è una bambina, si chiama Miraijin, e sarà l'uomo nuovo.
Recensione:
Il protagonista de "Il Colibrì", Marco Carrera, colpisce il lettore e la lettrice per la sua immane e naturale capacità di assorbire gli urti senza rompersi: seppur la vita non gli abbia riservato un cammino in discesa, lui trova, però, il modo di superare i vari eventi traumatici, che lo hanno via via messo a dura prova.
In una sola parola: Marco Carrera è la resilienza fatta persona.
ognuno dei cambiamenti che ho subito ha prodotto un urto tremendo, che mi ha spostato di peso, sbattendomi letteralmente in un'altra vita, e poi in un'altra, vite alle quali ho dovuto adattarmi brutalmente, senza mediazioni. Capisci perché io provi sollievo a trattenere quante più cose possibili?
Si entra subito in empatia con Marco Carrera, poiché è impossibile non riconoscersi in lui. Ognun* di noi, come il colibrì, vorrebbe mettere la propria energia nel restare fermi/e. Perché i cambiamenti piacciono, sì, ma solo se positivi; altrimenti noi tutt* vorremmo trattenere le cose o le persone che l'esistenza ci va strappando via, senza una ragione quanto meno plausibile, non mutando neppure una virgola del nostro mondo. Ma la vita cambia, e purtroppo non sempre in meglio. E noi non ce ne capacitiamo, per questo ci risulta difficile resistere a tali urti. Eppure, Marco Carrera, suo malgrado, ha dovuto riadattarsi in conseguenza ai vari urti e ai vari stravolgimenti esistenziali; questo perché è riuscito a trovare una spiegazione a tutto ciò, riscontrandola in una missione da compiere: allevare l'uomo nuovo, ovvero sua nipote Miraijin.
Intorno a Marco Carrera ruotano dei personaggi ben strutturati e caratterizzati, la cui intersecazione nella trama va a completare un quadro preciso e dettagliato sui/lle vari/ie tipi/e umani/e.
Questo discorso, però, non vale per il personaggio di Miraijin. Quest'ultima, infatti, non la si può identificare con una tipa umana, piuttosto, in maniera astratta, rappresenta una ventata di positività che non investe solamente il protagonista, relativamente alla sua storia personale, ma si ripercuote sull'umanità intera. Per cui, Miraijin non è altro che un messaggio di speranza universale e trasversale, che Sandro Veronesi ha voluto donare ai suoi lettori e alle sue lettrici.
Per quanto riguarda lessico e stile dell'opera: mi è piaciuta particolarmente la struttura a "puzzle", poiché la storia ci viene presentata in maniera decostruita, senza un ordine cronologico, in modo non lineare insomma. L'intera opera è narrata in terza persona, per poi passare alla prima tramite l'inserimento nel corpo del testo di: email, lettere, messaggi su WhatsApp e conversazioni telefoniche.
Ecco che il lettore e la lettrice deve fare un esercizio di ricostruzione del testo, che gli e le permette di conoscere il protagonista per parti e, attraverso queste parti, alla fine nella sua totalità. Adoro i libri costruiti in questa maniera, poiché riescono a coniugare il piacere della lettura a un esercizio intellettuale vero e proprio.
L'arco temporale entro cui su dipana la storia è dagli anni '60-'70 fino al 2030. Nonostante attraversi sia il passato, sia il presente che il futuro, sembra che la storia si sia, in realtà, originata, sviluppata ed esaurita in un unico tempo, ovvero quello di un eterno presente.
Il linguaggio è tendenzialmente semplice, tranne qualche tecnicismo legato al mondo della psicoanalisi, della medicina, dell'architettura o dello sport. Tutto ciò fa sì che testo sia fluido e scorrevole, nonostante le quasi quattrocento pagine.
Ho amato moltissimo questo libro, la cui storia è cruda ma delicata nello stesso tempo; ne consiglio la lettura davvero a chiunque.
Marianna Visconti
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