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L'angolo dello scrittore e della scrittrice: "Quando, quando, quando" di Morgane Mentil
QUANDO, QUANDO, QUANDO
Il sole di luglio filtrava dalle tapparelle abbassate, all’alba di un sabato molto speciale: il primo appuntamento con Salvo, alle undici, in centro a Milano, a poche fermate da casa. Al pensiero Flavia dimenticò ogni traccia di sonno. Posò i piedi sul marmo lucido e osservò l’abito a trapezio svolazzare sull’attaccapanni al ritmo del ventilatore. L’ampia gonna danzava e oscillava, caleidoscopio di plastici cerchi ora più viola, ora più blu, ben affrancati al corpino in sangallo. L'appartamento fu attraversato dall’aroma di caffè: in soggiorno, la colazione, aspettava. Dalla radio portatile Tony Renis risuonava come velluto nella hit dell’estate.
Alle otto del mattino Salvo sciacquò il volto rasato di fresco e ripulì il lavandino della cucina. Sganciò lo specchio dal pensile, lo infilò nel cassetto della credenza e uscì sul ballatoio, dove la fragranza di Marsiglia dei panni umidi correva sui fili tesi lungo la ringhiera. Salutò con un’occhiata la Madonnina a guardia dall’androne e rientrò.
Alle dieci Flavia era in viaggio verso le Alpi. Una gita a sorpresa, il regalo incontestabile di mamma e papà e il sogno di una sedicenne all’improvviso svanito. Guardava amareggiata il cielo turchese sbucare a intermittenza fra gli abeti che sfilavano davanti al vetro del bus.
Dopo un’ora di cammino, Salvo giunse in orario all’appuntamento; le lire risparmiate sul biglietto del tram tintinnavano nella tasca, impazienti di trasformarsi in due coni gelato, magari con due palline ciascuno. Si appoggiò a un lampione e aspettò. All’una, deluso e arrabbiato, aveva compiuto mezzo giro del palo inseguendone l’ombra sottile. Distaccò la schiena appiccicosa e se ne andò. Le avrebbe chiesto spiegazioni, un giorno. Chissà.
Cinquant'anni dopo, Flavia alzò la testa dal libro e guardò a sinistra, al di sopra degli occhiali. Salvo, rannicchiato in poltrona sotto un plaid verde, non staccava la testa dal cruciverba. Il televisore parlottava in sottofondo e in strada risuonavano le campane della novena natalizia. «Hai freddo?» Gli domandò, ma lui non rispose, all’assalto frenetico del cellulare. «Forse “wireless” si scrive senz’acca…» Disse pensoso ricontrollando su internet. Flavia andò in cucina dopo avergli rimboccato la coperta sotto i piedi e pose sul fornello un pentolino con l’acqua. La tisana del pomeriggio attendeva. Osservò i fiocchi di neve dalla finestra e sospirò un sorriso rilassato.
Chi l’avrebbe mai detto, quel lontano giorno di un appuntamento mancato, che insieme avrebbero trascorso l'intera esistenza!
(Dedicato a Paola e Giovanni)
Morgane Mentil
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