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Recensione: Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Scheda libro
Casa editrice: Einaudi editore
Collana: Super ET
Anno di pubblicazione: 1963 (prima edizione) 2014 (quinta edizione)
Genere: Narrativa/raccolta di memorie
Target: All
Formato: Brossura, 246 pagine
Codice ISBN: 978-88-06-21929-1
Prezzo: € 12,00
Quarta di copertina:
"Lessico famigliare" è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave di questo romanzo è delineata già nel titolo. Famigliare, perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino tra gli anni Trenta e i Cinquanta del Novecento. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni gergali. Scrive la Ginzburg: "Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire 'Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna' o 'De cosa spussa l'acido cloridrico', per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole".
Recensione:
"Lessico Famigliare" lo si potrebbe definire come un libro di memorie, in cui l'autrice, resistendo ad abbandoni emotivi e autobiografici, si tiene in disparte. Natalia Ginzburg, attraverso una narrazione asciutta, senza fronzoli, ripercorre la storia della propria famiglia.
Il filo conduttore di tale racconto, privo di alcuna pretesa cronachistica, è il "frasario" di famiglia, parole e modi di dire coniati prevalentemente dai genitori dell'autrice, in cui ritrova se stessa e tutte quelle persone con cui ha condiviso buona parte della propria esistenza:
Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti, ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia.
E così, attraverso questo filo conduttore, Natalia Ginzburg, tratteggia il ritratto di una famiglia decisamente singolare, ebraica e dichiaratamente antifascista. Una famiglia itinerante che ha vissuto un po' ovunque, ma che ha trovato la propria fissa dimora a Torino. Ed è proprio agli anni torinesi cui sono legati i ricordi più cari dell'autrice, seppur sia nata a Palermo. Ma di quel periodo viene raccontato poco e nulla, poiché l'autrice ha dovuta lasciare la Sicilia da piccolissima.
In "Lessico Famigliare" vi ritroviamo anche personaggi esterni alla famiglia, ma intimi all'autrice, fra cui: Balbo, Cesere Pavese, il primo marito, Leone Ginzburg, e Giulio Einaudi. Quest'ultimi vengono descritti con dovizia di particolari, non tralasciando nulla, perché nulla è irrilevante.
In queste pagine, è possibile ripercorre, secondo il punto di vista dell'autrice, la nascita della casa editrice "Einaudi", pagine che, da amante della storia dell'editoria, ho trovato particolarmente emozionanti; ma anche gli anni del fascismo, della seconda guerra mondiale, delle campagne razziali e del dopoguerra.
"Lessico Famagliare" vinse nel 1963 il premio Strega ed è tutt'oggi, secondo il mio punto di vista, una di quelle letture necessarie da fare almeno una volta nella vita.
Marianna Visconti
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