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Recensione: Il libro delle case di Andrea Bajani
Scheda libro
Casa editrice: Feltrinelli editore
Collana: Narratori
Anno di pubblicazione: 2021
Genere: Narrativa
Target: All
Formato: Brossura, 251 pagine
Codice ISBN: 978-88-07-03433-6
Prezzo: 17,00 €
Trama:
A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case lo custodiscono in segreto o lo tengono in ostaggio? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo rifugio e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù nel tempo, ciascuna è la tessera di un puzzle che si compone tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga in un appartamento di Roma mentre dalla tv si rovesciano le immagini di Aldo Moro sequestrato e del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo; è marito in una casa borghese di Torino, bohémien in una mansarda di Parigi e adulto in carriera in un albergo londinese; ragazzo preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e studente universitario buttato sopra un materasso; poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota.
Recensione:
Un Io non ha forse diritto di cittadinanza seppur non sia stato un buon Io? Ne Il libro delle case, Andrea Bajani conferisce tale cittadinanza al proprio Io, che sia la casa natìa o la fede che ha portato al dito poco importa. Io è in ogni luogo che ha abitato e nulla più.
Ecco che il lettore e la lettrice vengono catapultati in pagine stracolme di fotogrammi da ricomporre, come se si trovassero innanzi a tessere di un puzzle scomposto, la cui composizione è essenziale per ricostruire cinquant'anni di vita d'uomo, di cui è essenziale si sappia che sia un Io, che abbia avuto una Madre, un Padre, una Sorella, dei Parenti e una Moglie con Bambina. E nient'altro.
Gli indizi per comporre tale puzzle ce lo conferiscono proprio le case, reali o simboliche, che lo hanno, di volta in volta, accolto, cullato, consolato e desolato. Nulla è lasciato al caso: da Casa del Prigioniero a Via dell'Idroscalo, ogni cosa è necessaria e funzionale affinché dal disordine si giunga all'ordine. Tanto è vero che il totem dell'opera è la tartaruga: colei ch'è un tutt'uno con la propria abitazione.
Lo stile di scrittura è "chirurgico", asettico, imaginifico, ma poetico e musicale in certi passaggi. Dal mio punto di vista, l'originalità de Il libro della case non risiede tanto nella sua struttura "scomposta" quanto nella costruzione della trama stessa, che parte dai luoghi per giungere alla persona e non viceversa, al fine di indagarne ogni anfratto dell'animo e carpirne l'intrinseca solitudine che accumuna Io con tanti altri io.
Marianna Visconti
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