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Recensione: L'acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito
Scheda libro
Casa editrice: Bompiani editore
Collana: Narratori italiani
Anno di pubblicazione: 2021
Genere: Narrativa
Target: All
Formato: Brossura, 297 pagine
Codice ISBN: 978-88-301-0324-5
Prezzo: 18,00 €
Trama:
Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d'acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall'indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subito Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c'è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un'esistenza priva di orizzonti.
Recensione:
Mi sono approcciata alla lettura de L'acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito carica di aspettative, poiché l'opera è inserita nelle cinquine di due prestigiosi concorsi letterari: Il Premio Strega e il Premio Campiello.
Ma le mie aspettative sono state tradite? In parte sì e in parte no. Mi spiego meglio: da una parte ne ho apprezzato lo stile di scrittura e le tematiche trattate, d'altra parte non mi è piaciuta Gaia, la protagonista del libro.
Entrando più nel dettaglio, il libro si legge in un soffio, la lettura, infatti, è abbastanza scorrevole e le descrizioni non risultano eccessivamente pesanti, seppur siano dettagliate e vivide, poiché intercalate ai dialoghi e alle riflessioni della protagonista. Quest'ultimi, però, non sono introdotti da nè da virgolette né da alcun tipo di segno tipografico, ma sono inseriti in continuità con il testo; ciononostante sono facilmente individuabili e distinguibili. In sostanza l'autrice utilizza uno stile di scrittura che definirei "contemporaneo", poiché adottato dalla maggior parte degli scrittori e delle scrittrici degli ultimi anni e che a me piace molto, sinceramente. Lo trovo musicale ma colloquiale nello stesso tempo, una sorta di flusso di coscienza continuo che pervade l'ambiente, le persone e le loro riflessioni più intime, senza risucchiarle al suo interno.
Quanto alle tematiche trattate, ho apprezzato l'approfondimento, mediante il vissuto della protagonista, sulle difficoltà che molte persone vivono per l'assegnazione di una casa popolare. È una tematica che, secondo me, non viene tratta in maniera chiara, ma sempre alla larga. Invece, l'autrice, riesce a descriverci in maniera nitida tutta la trafila burocratica, le magagne, le ingiustizie e gli intrallazzi cui ci si imbatte e ci si scontra qualora si faccia richiesta di un'abitazione in custodia.
Vi sono altri temi degni di spessore, come: i turbamenti insiti all'età adolescenziale, l'elaborazione e l'esternalizzazione del dolore e della rabbia e la difficoltà a trovare lavoro dopo aver ottenuto una laurea umanistica (soprattutto in filosofia).
Però, come vi accennavo poc'anzi, non mi è piaciuta la protagonista del libro: rancorosa, poco empatica e odiosa nei confronti della famiglia e nella sfera degli affetti. Passa da un atteggiamento apatico e codardo a uno iracondo e a tratti omicida, come se soffrisse di un serio disturbo della personalità. Il personaggio di Gaia, secondo me, rappresenta l'esasperazione del dolore, della privazione e della rabbia portata ai suoi massimi livelli, tanto che è davvero difficile immedesimarsi in lei.
Inoltre non ho gradito l'avvicendarsi in maniera forzata e meccanica di disgrazie ed eventi negativi, quasi a voler aumentare la tragicità della narrazione in maniera oltremodo eccessiva. Troppe privazioni, troppe morti, troppi tradimenti... insomma troppo tutto. Mi rendo conto che la vita non sia rose e fiori, però ho avuto l'impressione che essi siano stati inseriti a forza, come a voler fare entrare a tutti i costi dei panni sporchi dentro una lavatrice ormai stracolma... non sarebbe stato meglio attendere il prossimo lavaggio?
In ogni caso l'opera di Giulia Caminito non mi è dispiaciuta del tutto, ma nello stesso tempo non mi ha entusismata. Il mio giudizio sintetico si può riassumere così: bello, ma non troppo.
Marianna Visconti
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Commenti
Gaia non è piaciuta nemmeno a me. Mi è sembrata una ragazza un po'troppo cattivella per i miei gusti, ma mi ha colpito molto lo stile e la storia 🤗🤗
RispondiEliminaLo stile è meraviglioso, su questo sono pienamente d'accordo con te ❤️
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